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Intervista con Elena Davsar durante la Settimana del Design

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Date: Apr 2011

Prima di andare all’appuntamento con Elena Davsar ho cercato su Internet qualche informazione sul “lifecoachdesign”. L’unico sito che dava una risposta era il suo, www.davsar-design.com. La spiegazione – avvenuta poi – era ovvia: è stata Elena a creare questa metodologia. Giovanissima, Elena Davsar ha completato in breve tempo un brillante percorso di studi. Si è laureata in giurisprudenza a Mosca, dove allo stesso tempo ha studiato psicologia cognitiva e terapia ericksoniana. Elena è un coach professionale, membro del ICF. In Italia ha conseguito un Master in Interior Design presso l’Istituto Marangoni di Milano. Lavora come architetto di interni dal 2002 fra Milano e San Pietroburgo. Cerchiamo di capire la sua teoria direttamente alla fonte.

Come le è venuto in mente di creare una disciplina nuova, il lifecoachdesign?


Lavorando come architetto d’interni, molto spesso mi capitava di avere clienti che non avevano semplicemente bisogno di arredare la casa, ma di qualcosa in più: cambiare il proprio stile di vita e raggiungere miglioramenti in ambiti diversi.

L’idea mi è venuta in mente per la prima volta nel 2001, mentre arredavo il mio appartamento di Mosca e contemporaneamente studiavo la programmazione neuro linguistica. Stavamo studiando il sistema dei valori e delle mete, dovevamo modellare delle strategie di successo, e ho pensato di rispecchiare tutto questo negli interni. Basandomi sulle associazioni semplici, ho trasferito il mio sistema di valori ai toni, i tessuti, gli oggetti. Tutto è avvenuto intuitivamente, ed è stato il primo progetto basato su questi principi. L’effetto era abbastanza forte – per gli anni successivi quello spazio mi ha dato il senso di supporto, energia e successo in varie iniziative. Dato che quest’idea non aveva ancora un sistema, e in quel momento non sapevo esattamente come applicarla al lavoro con i clienti, l’ho accantonata per qualche anno. In seguito ho utilizzato alcuni di quei principi e sperimentato alcune tecniche, ma come sistema il lifecoachdesign ha preso forma più avanti, in Italia, grazie all’aiuto di mio marito, che ha riconosciuto un potenziale e mi ha stimolato a continuare le mie ricerche e lavorare in questa direzione.

Facciamo un passo indietro e partiamo dal Coaching. Ci spiega di cosa si tratta?

“Coach” si può tradurre come “istruire, preparare, allenare”. In realtà, il termine include in sé qualcosa di più sostanziale. Il coaching, sorto ai margini di psicologia, management, filosofia, logica ed esperienza vitale, è un processo che aiuta a raggiungere uno scopo nelle diverse sfere della vita. Ma il Coaching è solo una parte della metodologia, che utilizza alcune sue tecniche. Oltre al coaching uso programmazione neuro linguistica, metafore ericksoniane, psicologia cognitiva, psicologia affettivo-emotiva e altro. Ho selezionato e adattato alcune tecniche da quel campo per mostrare con il linguaggio sensoriale i sottili processi psicologici della persona.

Come si incrocia tutto questo con l’architettura di interni? Quali sono le basi di Lifecoachdesign?

Il lifecoachdesign è basato sulle leggi del sistema di percezione umana. Parte dal presupposto che l’esperienza e i processi interiori si possano descrivere con lo stesso linguaggio dell’informazione sensoriale, che utilizziamo per gli oggetti e i processi esterni. In questo modo si può creare una proiezione dell’efficienza personale e del successo. Per questo si utilizzano i metodi di diversi campi della psicologia in combinazione con gli strumenti del designer.

Possiamo paragonare il Lifecoachdesign all’ergonomia, la disciplina che detta le regole dello spazio e definisce, per esempio, quale deve essere la distanza tra una sedia e un tavolo. Anche Lifecoachdesign ha delle regole che determinano lo spazio ma non influenzano lo stile. Lo stile, l’arredamento, lo sceglie cliente assieme all’architetto.

Si potrebbe assimilare il Lifecoachdesign al Feng Shui europeo, per la sua base teorica occidentale.

Cosa succede quando un progetto non è indirizzato a una persona ma a un gruppo? Ad esempio, l’ufficio per un’équipe?

Ogni équipe ha un suo capo, che a sua volta ha un ufficio personale. Lì verranno utilizzati i codici dei suoi lati forti. Il direttore guida la compagnia, le sue decisioni sono importanti, deve avere la precedenza. Per quanto riguarda gli altri – è importante capire qual è lo scopo finale, l’idea che guida la squadra, e il perché di tutto questo. Cerchiamo di lavorare con tutti: a gruppi e individualmente, ovviamente se questo è possibile. Lo stesso avviene quando creiamo una abitazione. Cerchiamo di lavorare con tutti membri della famiglia e personalizzare ogni stanza. E negli spazi comuni introduciamo codici che riuniscono i lati forti di tutti i componenti del nucleo familiare.

Descrivendo i suoi clienti Elena li definisce come “persone che amano essere efficaci, hanno successo e vogliono aprire per sè dei nuovi orizzonti ”. A rivolgersi a lei è chi ha già raggiunto molto, ma vuole di più. Avessi la possibilità di riorganizzare il mio ufficio o la mia casa tornerei da lei, allo studio Davsar.

Anna Kostina, “Plus. New trends”

Tradotto da russo

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